Gen 23

Svalutazione dei crediti

Svalutazione dei crediti

Il nuovo principio contabile nazionale n. 25 riscrive i criteri di iscrizione, calcolo e rappresentazione della fiscalità differita.
L’articolo esamina i problemi connessi alla svalutazione dei crediti commerciali.

La svalutazione dei crediti commerciali produce conseguenze sul bilancio civilistico in termini di fiscalità differita a causa della diversa modalità di partecipazione al reddito e all’imponibile IRES.
Nell’ambito del processo di redrafting dei principi contabili nazionali, anche l’OIC 25, Il trattamento contabile delle imposte sul reddito, in consultazione dal 2013, è stato profondamente revisionato, mentre l’OIC 15, Crediti, è stato revisionato e pubblicato in via definitiva nel giugno 2014.
Nell’articolo si esaminano quindi:
– i profili contabili della svalutazione dei crediti commerciali;
– i profili fiscali della svalutazione dei crediti commerciali;
– i criteri di iscrizione, calcolo e rappresentazione in bilancio della fiscalità differita rilevanti per la posta in esame;
– gli effetti sul bilancio civilistico della fiscalità differita generata dalla posta in esame;
– i principali casi.

Profili contabili
I problemi di valutazione dei crediti commerciali in moneta di conto possono essere utilmente scomposti in:
– le caratteristiche dei crediti;
– le ipotesi di adempimento.
In relazione alle caratteristiche dei crediti si deve tenere conto di: 1
– la natura pecuniaria del credito. L’azienda è parte creditrice di un’obbligazione in denaro. Si escludono, dunque, dal ragionamento estimativo che segue, i crediti in natura;
– la certezza dell’esistenza del credito. Esso, quindi, è sorto in quanto è intervenuto un rapporto contrattuale che ne rende l’azienda pienamente titolare, non è sottoposto a condizione sospensiva, a contestazione, a revoca;
– la certezza dell’importo del credito. Il valore che dovrebbe estinguere l’obbligazione pecuniaria è determinato e noto alla controparte. Non si danno cioè casi di determinabilità dell’oggetto, di soggezione a clausole restrittive, di variazioni di altro tipo.
In relazione alle ipotesi di adempimento, il campo di variazione degli eventi possibili, sui quali si esercita la scelta di quello più probabile da parte del redattore del bilancio, spazia dall’ipotesi di esatto adempimento da parte del debitore a quella opposta di inadempimento totale di quello, con varie combinazioni possibili intermedie quanto a ritardi di pagamento e somme effettivamente versate da parte del debitore.
L’inadempimento da parte del debitore è l’ipotesi più grave: in tal caso, il valore del credito nel bilancio d’esercizio deve essere posto pari a zero, con conseguente riflesso, sotto forma di componente negativo, sul reddito del periodo amministrativo in cui la prospettiva di mancato incasso viene formulata.
L’ipotesi di adempimento, a sua volta, può essere analizzata in termini di esatta, tardiva o parziale esecuzione della prestazione. 2
La previsione di un’esatta esecuzione della prestazione implica che il credito venga riscosso per intero e alla data di scadenza fissata contrattualmente. In tal caso, il credito viene iscritto nel bilancio di esercizio al suo valore nominale.
La previsione di una tardiva esecuzione della prestazione implica che il credito venga riscosso per intero, ma in un momento successivo alla sua scadenza. In tal e caso, il valore del credito in bilancio può essere, a seconda dei casi, mantenuto esattamente pari a quello nominale e, se del caso, integrato per tenere conto degli eventuali interessi moratori (se già decorrenti alla data di redazione del bilancio e per il periodo di maturazione degli stessi che li rende di competenza dell’esercizio).
La previsione di una parziale esecuzione della prestazione implica che il credito verrà riscosso, a scadenza, solo in parte e dunque si potrà rimanere ulteriormente in attesa, una volta spirato il termine, di incassi successivi (ricadendo nel caso precedente), oppure l’esecuzione parziale è da considerarsi anche l’ultima e la parte residua non verrà corrisposta spontaneamente dal debitore: la riscossione di tale residuo potrà essere ricercata mediante una procedura giudiziaria, oppure si potrà decidere di rinunciarvi, specialmente se il frazionamento dei crediti e il livello dei costi amministrativi di sollecito e di contenzioso non rivelano conveniente all’azienda creditrice persistere nella propria pretesa (tabella 1).
Tabella 1 – ADEMPIMENTO DEL DEBITORE E VALORE DI BILANCIO DEL CREDITO
Adempimento Valore nominale
Adempimento tardivo
Valore nominale + calcolo di interessi

Adempimento parziale
Valore pari alla somma attesa

Inadempimento
Valore nullo

Le ipotesi sopra ricordate possono essere riproposte anche nel caso in cui il credito commerciale abbia formato oggetto di cessione a intermediari specializzati, in particolare secondo contratti di factoring. In tali circostanze, invero molto frequenti nella prassi attuale, saranno le condizioni contrattuali negoziate a stabilire se il valore dei crediti ceduti è riconosciuto prima della loro scadenza o dopo di essa e se il rischio di inadempimento del debitore è accollato per intero dal factor (in caso di cessione pro soluto) o rimane anche a carico dell’azienda cedente (in caso di trasferimento pro solvendo).
Considerazioni analoghe valgono nel caso in cui l’azienda, avendo emesso, a fronte del credito commerciale, cambiali, le abbia presentato all’intermediario finanziario, in particolare allo sconto (ma l’ipotesi può considerarsi oggi solo di scuola).
Infine l’azienda può avere emesso, a fronte dei propri crediti di funzionamento, ricevute bancarie, presentate anch’esse all’intermediario finanziario. La domiciliazione di tali ricevute, che non sono titoli di credito esecutivi, facilita le operazioni di incasso, riducendone tempi e costi, ma non trasferisce alla banca alcuna aliquota di rischio di inadempimento del debitore, rischio che dunque rimane interamente a carico dell’azienda.
In sede di assestamento dei conti, si compone la scrittura con la quale si fa incidere sul reddito di periodo la svalutazione dei crediti formando o incrementando il fondo svalutazione crediti.

Svalutazione crediti …
Fondo svalutazione crediti …
Consideriamo i profili relativi al bilancio civilistico. 3
I conti accesi alle svalutazioni dei crediti sono riepilogati nelle seguenti voci del conto economico civilistico:
– B.10.d) Svalutazioni dei crediti compresi nell’attivo circolante e delle disponibilità liquide;
– D.19.b) Svalutazione di immobilizzazioni finanziarie che non costituiscono partecipazioni.
L’OIC 12, Composizione e schemi del bilancio d’esercizio, in consultazione dal 2013, precisa quanto segue.
Tabella 2 – Indicazioni del nuovo OIC 12
Stato patrimoniale
(par. 21) Lo schema di stato patrimoniale prevede l’iscrizione delle voci dell’attivo al netto delle rettifiche di valore, quali per esempio,… il fondo svalutazione crediti.
Contenuto della voce B.10.d)
(par. 74-75) Comprende:
– gli accantonamenti e le svalutazioni dei crediti commerciali e diversi iscritti nell’attivo circolante;
– le svalutazioni dei ratei e risconti attivi di natura non finanziaria (per esempio, derivanti da contratti di affitto). Le svalutazioni dei ratei e risconti attivi di natura finanziaria (per esempio, interessi) sono incluse nelle voci delle classi C o D.
Contenuto della voce D.19) Svalutazioni
(par. 102) Comprende gli accantonamenti e le svalutazioni dei crediti finanziari immobilizzati.

La misura dell’accantonamento per svalutazione dei crediti è disciplinato dall’art. 2426, comma 1, n. 8, cod. civ., il quale stabilisce che i crediti devono essere iscritti secondo il valore presumibile di realizzazione.
Il nuovo principio contabile n. 15, sulla falsariga della versione 2005, fissa principi e criteri di quantificazione di tale accantonamento.
Tabella 3 – Svalutazione dei crediti commerciali nel nuovo OIC 15
Nozione
(par. 34) Il fondo svalutazione crediti rettifica i crediti iscritti nell’attivo per tenere conto delle inesigibilità già manifestatasi o ragionevolmente prevedibili.
Scopo
(par. 36) Lo scopo è fronteggiare le previste perdite sui crediti in bilancio.
Crediti assistiti da garanzie
(par. 41) L’accantonamento al fondo svalutazione dei crediti assistiti da garanzie (pegno, ipoteca, fideiussione) tiene conto degli effetti relativi all’escussione delle garanzie.
Crediti assicurati
(par. 42) L’accantonamento al fondo svalutazione dei crediti assicurati si limita alla quota non coperta dall’assicurazione, solo se vi è la ragionevole certezza che l’impresa di assicurazione riconoscerà effettivamente l’indennizzo per la mancata riscossione del credito.
Rettifiche di fatturazione
(parr. 44-47) I casi sono:
– resi di merci;
– rettifiche di fatturazione;
– sconti e abbuoni.
Le cause dei resi e delle rettifiche di fatturazione possono essere molteplici: merci difettose o consegnate in misura eccedente il livello ordinato, differenze di qualità, ritardi di consegna, applicazioni di prezzi diversi da quelli concordati, errori di conteggio delle fatture.
In entrambi i casi si registrano componenti negativi di reddito e le note di credito, già emesse o da emettere, di competenza dell’esercizio rettificano i crediti e i corrispondenti ricavi.
Il bilancio contiene uno stanziamento per i resi di merci o prodotti da parte dei clienti e per le rettifiche di fatturazione. La stima si basa su ipotesi ragionevoli, analizzando ciascuna situazione esistente, tenendo conto dell’esperienza e di ogni altro elemento utile.
Gli sconti e gli abbuoni che potranno essere concessi al momento dell’incasso di crediti iscritti in contabilità, devono essere stimati e partecipare all’accantonamento.
Procedimento analitico
(par. 37) – Analisi dei singoli crediti e determinazione delle perdite presunte per ciascuna situazione di inesigibilità già manifestatasi;
– stima, in base all’esperienza e a ogni altro elemento utile, delle ulteriori perdite che si presume si dovranno subire sui crediti in essere alla data di bilancio;
– valutazione dell’andamento degli indici di anzianità dei crediti scaduti rispetto a quelli degli esercizi precedenti;
– condizioni economiche generali, di settore e di rischio paese.
Procedimento sintetico
(parr. 38-39) Qualora non sia fattibile effettuare un’analisi della ricuperabilità dei singoli crediti, è ammesso un processo di valutazione sintetico, ove sia possibile raggruppare la popolazione dei crediti in classi omogenee che presentino profili di rischio simili (settore economico di appartenenza dei debitori, area geografica, presenza di garanzie ecc.). Alle suddette classi di crediti si possono applicare formule per la determinazione della ragionevole attesa di perdite su crediti (per esempio, una percentuale dei crediti rappresentativa delle perdite medie storicamente rilevate, eventualmente corretta per tenere conto della congiuntura corrente).
Queste formule non possono essere trasformate in una regola. Esse sono solo uno strumento pratico, la cui validità deve essere costantemente verificata; pertanto esse devono essere variate ogniqualvolta mutino le condizioni sulle quali le formule usate si basano. Tali formule sono accettabili soltanto se si raggiungono sostanzialmente gli stessi risultati del procedimento analitico descritto in precedenza.

La rilevazione delle perdite su crediti avviene in sede di utilizzo del Fondo svalutazione crediti.
Le scritture contabili sono, in relazione ai tre casi possibili, le seguenti:
– somma insoluta > fondo. Si rileva una perdita su crediti per la differenza;
Fondo svalutazione crediti …
Perdita su crediti …
Cliente Y …
– somma insoluta = fondo. Nessun effetto reddituale;
Fondo svalutazione crediti …
Cliente Z …
– somma insoluta < fondo. Si rileva una sopravvenienza attiva per la differenza. Fondo svalutazione crediti … Sopravvenienze attive … Cliente R … In merito all'appostazione in bilancio delle perdite su crediti, l'OIC 12 prevede quanto segue. Tabella 4 - Indicazioni del nuovo OIC 12 Par. 74 Sono iscritte alla voce B.14) Oneri diversi di gestione del conto economico civilistico le perdite realizzate su crediti e quindi non derivanti da valutazioni, come, per esempio, le perdite conseguenti a riconoscimento giudiziale di un minore importo rispetto a quello iscritto; le perdite conseguenti a cessione di crediti; le riduzioni di crediti iscritti in bilancio a seguito di transazioni; le perdite conseguenti a prescrizione di crediti. Par. 84 Le perdite realizzate su crediti (per esempio, derivanti da un riconoscimento giudiziale inferiore al valore del credito, da una transazione o da prescrizione) si classificano nella voce B.14) Oneri diversi di gestione del conto economico civilistico, previo utilizzo dell'eventuale fondo svalutazione crediti. Profili fiscali L'art. 106, comma 1, del TUIR disciplina la svalutazione dei crediti in termini di: 4 - misura deducibile; - natura ed entità dei crediti su cui computare la svalutazione. Misura deducibile L'art. 106, comma 1, del TUIR definisce la misura deducibile delle svalutazioni dei crediti come segue: 1. primo esercizio di costituzione del fondo. L'accantonamento è deducibile in misura non superiore allo 0,50% dei crediti; 2. incremento del fondo in esercizio successivo alla sua prima costituzione. La misura deducibile dipende dai crediti e dal fondo già accantonato. In particolare, si danno i seguenti casi: a. il fondo ante assestamento è di ammontare inferiore o uguale al 4,5% dei crediti commerciali. L'accantonamento massimo deducibile è pari allo 0,50% del valore complessivo dei crediti risultanti in bilancio che derivano dalle cessioni di beni e dalle prestazioni di servizi che hanno dato origine a ricavi ex art. 85 del TUIR; b. il fondo ante assestamento è di ammontare superiore al 4,5% dei crediti commerciali, ma inferiore al 5% di essi. È ammessa la deducibilità nella misura massima che permette di raggiungere la soglia del 5% (per esempio: se il fondo ante assestamento è pari al 4,85%, la misura deducibile nell'esercizio è pari allo 0,15%); c. il fondo ante assestamento è di ammontare esattamente pari al 5% dei crediti commerciali. Non è deducibile alcun accantonamento, il quale, se eventualmente appostato, è interamente ripreso a imposizione; d. il fondo ante assestamento è di ammontare superiore al 5% dei crediti commerciali. Non solo non è deducibile alcun accantonamento, ma questo, unitamente all'eccedenza del fondo rispetto al 5% dei crediti commerciali, è ripreso a tassazione. La svalutazione deducibile è determinata sull'intero ammontare dei crediti considerati svalutabili, applicando una percentuale forfetaria. Il legislatore fiscale, dunque, adotta un procedimento sintetico e non analitico come invece suggerito dall'OIC 15, I crediti. Ciò implica che: a. tutti i crediti fiscalmente svalutabili concorrono al plafond, anche quelli di certa esigibilità; b. il fondo svalutazione crediti fiscale copre indistintamente tutti i crediti fiscalmente svalutabili; c. la perdita per insolvenza che si manifesta sulla singola partita creditoria non è coperta solo per lo 0,50% (o per il valore cumulato percentuale del fondo), ma per l'intero valore del fondo svalutazione crediti fiscale accumulato fino a quando essa si manifesta; d. la svalutazione civilistica dei crediti fiscalmente svalutabili procede autonomamente, generando, se del caso, riprese fiscali in aumento; e. la svalutazione dei crediti fiscalmente non svalutabili non è rilevante e dunque concorre a generare una ripresa fiscale in aumento. Natura ed entità dei crediti La misura percentuale dello 0,50% (o minore) prevista dall'art. 106, comma 1, del TUIR è computata sui crediti: 1. derivanti dal conseguimento di ricavi ai sensi dell'art. 85, comma 1, del TUIR; 2. iscritti in bilancio alla chiusura dell'esercizio; 3. non coperti da garanzia assicurativa nei limiti del valore della stessa; 4. per il valore nominale o il valore di acquisizione. L'art. 106, comma 1, del TUIR fa riferimento a quelli che " derivano dalle cessioni di beni e dalle prestazioni di servizi indicate nel comma 1 dell'art. 85 " (condizione sub 1). Sono considerati propriamente ricavi ( ex art. 85, comma 1, del TUIR), in analogia con quanto avviene anche nel sistema contabile e di bilancio delle aziende che non svolgono attività finanziaria e creditizia: - i corrispettivi delle cessioni di beni alla cui produzione o al cui scambio è diretta l'attività dell'impresa; - i corrispettivi delle prestazioni di servizi alla cui produzione o al cui scambio è diretta l'attività dell'impresa; - i corrispettivi delle cessioni di materie prime e sussidiarie, di semilavorati e di altri beni mobili, esclusi quelli strumentali, acquistati o prodotti per essere impiegati nella produzione. Sono inoltre considerati ricavi ( ex art. 85, comma 1, del TUIR), a differenza di quanto avviene nel sistema di bilancio delle aziende che non svolgono attività finanziaria e creditizia, i corrispettivi delle cessioni di: a. azioni o quote del capitale; b. strumenti finanziari assimilati alle azioni; c. obbligazioni e titoli in serie. L'art. 85, comma 1, lett. c), del TUIR stabilisce che sono ricavi (fiscali) i corrispettivi delle cessioni di azioni o quote di partecipazioni, anche non rappresentate da titoli, al capitale di società ed enti di cui all'art. 73 del TUIR, che non costituiscono immobilizzazioni finanziarie, diverse da quelle cui si applica l'esenzione di cui all'art. 87 del TUIR, anche se non rientrano fra i beni al cui scambio è diretta l'attività dell'impresa. Se le partecipazioni sono nelle società o enti di cui all'art. 73, comma 1, lett. d), del TUIR, si applica il comma 2 dell'art. 44 del TUIR. L'art. 85, comma 1, lett. d), del TUIR stabilisce che sono ricavi (fiscali) i corrispettivi delle cessioni di strumenti finanziari similari alle azioni, ai sensi dell'art. 44 del TUIR, emessi da società ed enti di cui all'art. 73 del TUIR, che non costituiscono immobilizzazioni finanziarie, diversi da quelli cui si applica l'esenzione di cui all'art. 87 del TUIR, anche se non rientrano fra i beni al cui scambio è diretta l'attività dell'impresa. L'art. 85, comma 1, lett. e), del TUIR stabilisce che sono ricavi (fiscali) i corrispettivi delle cessioni di obbligazioni e di altri titoli in serie o di massa diversi da quelli di cui alla lettere c) e d) precedenti che non costituiscono immobilizzazioni finanziarie, anche se non rientrano fra i beni al cui scambio è diretta l'attività dell'impresa. L'art. 106, comma 1, del TUIR fa riferimento ai "crediti risultanti in bilancio" (condizione sub 2). Il legislatore fiscale, dunque, individua i crediti svalutabili in quelli iscritti in bilancio (si intuisce: alla data di chiusura dell'esercizio e sui quali, di conseguenza, si deve procedere a opportune svalutazioni in relazione al loro esito futuro). Tale rinvio implica che l'individuazione dei crediti debba trovare fondamento in: - le evidenze di bilancio (e non anche soltanto contabili); - la corretta applicazione delle norme di legge (artt. 2423-2435-bis cod. civ.); - la corretta applicazione dei principi contabili. L'art. 106, comma 1, del TUIR richiede che i crediti da svalutare non siano coperti da garanzia assicurativa (condizione sub 3). Se coperti da garanzia assicurativa, infatti, quei crediti non sono esposti (nei limiti della stessa, la quale può riferirsi al loro intero importo o solo a una quota parte di esso) al rischio di insolvenza e dunque non si giustifica un accantonamento forfetario che copra anticipatamente il relativo danno di insolvenza. Se, invece, quegli stessi crediti sono completamente esposti ai rischi di mancato incasso (in quota capitale), il legislatore fiscale ammette una deduzione proporzionale al loro valore complessivo. Per i crediti parzialmente coperti da garanzia assicurativa, l'importo da escludere dal valore nominale o di acquisizione dei crediti su cui calcolare la svalutazione forfetaria deducibile non è rappresentato dal valore dell'intero credito, ma soltanto dalla parte di esso coperto da garanzia assicurativa (la parte residua, infatti, è esposta al rischio di mancato incasso). Il costo sostenuto per la garanzia assicurativa è da considerarsi interamente deducibile dall'imponibile fiscale (sostituendo, nei fatti, la deduzione forfetaria relativa ai crediti non coperti) (ris. 30 dicembre 1993, n. III-6-701). L'art. 106, comma 1, del TUIR fa riferimento al "valore nominale" e al "valore di acquisizione dei crediti" (condizione sub 4). Il primo è quello impresso sul titolo, sul contratto, sulla fattura, considerato al lordo dell'eventuale posta di rettifica contabile. Il secondo fa riferimento al prezzo corrisposto o al valore contabile di carico in caso di fusione, incorporazione, cessione, conferimento (se l'azienda fusa, incorporata, ceduta, conferita aveva generato quei crediti a seguito di transazioni commerciali). Il valore nominale o di acquisizione è al netto delle rettifiche per interessi e delle perdite già computate a fini fiscali. La deduzione delle perdite su crediti, ex art. 101, comma 5, del TUIR implica simultaneamente l'abbattimento del valore fiscale dei crediti, che quindi vanno computati al netto di quelle perdite. Interessi attivi su crediti L'art. 106, comma 1, del TUIR fa riferimento al "valore nominale" e al "valore di acquisizione dei crediti", escludendo dunque implicitamente la "quota interessi" che a quei crediti, in origine o successivamente, si fossero aggiunti, a titolo di rimunerazione o di mora. I principali casi di debenza di interessi attivi nel regolamento delle transazioni commerciali sono questi: a. i crediti includono interessi espliciti, anticipati o posticipati, rilevati distintamente; b. i crediti includono interessi impliciti, oggetto di attualizzazione; c. i crediti non includono interessi; d. i crediti includono interessi di mora. Caso a. Occorre distinguere due sotto-casi: 1. interessi attivi rilevati anticipatamente; 2. interessi attivi rilevati posticipatamente. Se gli interessi attivi sono rilevati anticipatamente, essi sono stati inclusi nel valore nominale dei crediti commerciali: la parte da rinviare al futuro, non di competenza economica dell'esercizio in chiusura, non è portata a diretta rettifica del conto Crediti, ma assegnata a un conto Risconti passivi. Se gli interessi attivi sono rilevati posticipatamente, essi non sono inclusi nel valore nominale dei crediti e la quota-parte di competenza dell'esercizio in chiusura è rilevata, in sede di scritture di assestamento, in un conto Ratei attivi. Poiché l'art. 106, comma 1, del TUIR fa riferimento al "valore nominale" dei "crediti risultanti in bilancio", gli accorgimenti al calcolo dei crediti svalutabili sono i seguenti: - caso a.1. I crediti risultanti in bilancio includono una quota interessi. Pertanto devono essere dedotti dalla base di calcolo i risconti passivi relativi agli interessi attivi non scorporati (circ. n. 19/9/015 del 1 ° agosto 1987); - caso a.2. I crediti risultanti in bilancio non includono interessi attivi. Il loro valore contabile è la sola componente che partecipa al plafond della svalutazione, mentre restano esclusi dalla base di calcolo i ratei attivi per interessi attivi su crediti commerciali in corso di maturazione. 5 Caso b. Gli interessi attivi sono inclusi nel valore della transazione (e il loro importo, a differenza del caso a., non è noto a priori): i ricavi di vendita dunque includono una componente a titolo di cessione dei beni o dei servizi e una componente a titolo di interessi. La variazione nel conto Crediti v/clienti include anche una quota a titolo di interessi, che però non è stata rilevata come tale (infatti, gli interessi attivi dovranno essere scorporati dai ricavi mediante apposita scrittura di storno e, successivamente, rettificati, secondo competenza economica, mediante Risconti passivi). Anche in questo caso, i crediti svalutabili fiscalmente devono essere computati per la sola quota capitale (al netto della quota interessi). La circ. n. 141/E del 4 giugno 1998 così disciplina il computo degli interessi impliciti a fini fiscali: "Nell'ipotesi in cui ricorrono le condizioni previste nel documento n. 15 dei Principi contabili sui crediti (paragrafo D.III), e in relazione a crediti commerciali con scadenza (alla data di riferimento del bilancio) superiore a 12 mesi, di essi deve essere effettuata l'attualizzazione, separando la componente finanziaria (interessi attivi impliciti) che va portata a rettifica dell'importo alla voce A1... L'attualizzazione, invece, non deve essere effettuata nelle ipotesi previste dai documenti nn. 15 e 19 sopra menzionati". In pratica dunque lo scorporo degli interessi attivi impliciti deve seguire le regole fissate dall'OIC 15, I crediti. Caso c. Se il valore contabile dei crediti non include interessi, non si devono effettuare rettifiche. Se la dilazione è sostenuta da un'operazione di "finanziamento a tasso zero", la ris. n. 71/E del 13 luglio 1998 prevede che l'onere addebitato dalla società finanziaria all'azienda venditrice sia interamente deducibile: non si richiede neppure in questo caso di rettificare l'importo nominale dei crediti. Caso d. Gli interessi attivi di mora sono imponibili soltanto al momento dell'incasso. La svalutazione del credito per interessi attivi di mora, deducibile sotto il regime del D.P.R. 917/1986, con l'entrata in vigore del D.Lgs. 344/2003 non è più deducibile. Tabella 5 - Inclusione dei crediti nel calcolo dello 0,50% Tipo Inclusi Riferimento Crediti assistiti da garanzia reale Sì Ris. n. III-6-701 del 30.12.1993 Cauzioni Le cauzioni eventualmente ricevute dai clienti e imputabili alla prestazione fornita devono essere portate a riduzione del valore dei crediti a cui si riferiscono Circ. n. 108/E del 3.5.1996 Crediti verso consociate I crediti di finanziamento vantati verso società controllate o collegate da parte di società che hanno per oggetto l'assunzione di partecipazioni e finanziamenti sono inclusi nella base di calcolo Ris. n. 9/197 del 12.3.2001 Crediti stralciati No Ris. n. 225/E/III-6-421 del 20.7.1995, Ricevute bancarie Sì CTC, sent. n. 1587/2003; Corte Cass., sent. n. 12379/2002; n. 1587/2003 Cambiali attive Sì Ris. n. 9/197 del 12.3.1976; ris. n. 818 del 24.3.1976 Crediti in valuta estera Sì (al controvalore del giorno di iscrizione e al netto di plus-minusvalenze iscritte) Dottrina Crediti coperti da garanzia assicurativa No (per la parte coperta - 100% o meno) Ris. n. III-6-701 del 30.12.1993 Crediti non derivanti da ricavi ex art. 85 No (sono crediti derivanti da: indennità conseguita a titolo di risarcimento, anche in forma assicurativa, per la perdita o il danneggiamento di beni; contributi in denaro spettanti sotto qualsiasi denominazione in base a contratto; contributi in conto esercizio spettanti a norma di legge; cessione di beni strumentali; interessi di mora; prestiti al personale; finanziamenti a terzi e a società controllate e collegate; depositi e cauzioni dati; caparre date; anticipi a fornitori) Art. 85 del TUIR; OIC 15 Crediti e cambiali attive scontate Dubbi Vedi sopra Crediti ceduti Dubbi Vedi sopra Perdite su crediti L'art. 106, comma 2, del TUIR stabilisce che le perdite sui crediti commerciali, determinate con riferimento al valore nominale o di acquisizione dei crediti stessi, sono deducibili, se valgono le condizioni qualitative previste dall'art. 101 del TUIR circa la loro natura e il tempo di manifestazione, limitatamente alla parte che eccede l'ammontare complessivo delle svalutazioni e degli accantonamenti dedotti nei precedenti esercizi. Pertanto, se la perdita su crediti si è manifestata (sussistendo i requisiti previsti), il procedimento di computo delle variazioni fiscali è il seguente: a. confronto tra il valore della perdita su crediti e il fondo svalutazione crediti fiscale; b. determinazione della perdita fiscalmente deducibile nel periodo di imposta di sostenimento come differenza tra la prima e il secondo. I casi possibili sono: 1. la perdita per inesigibilità, parziale o totale, colpisce un credito di origine commerciale, ma per il quale non è stato costituito alcun fondo svalutazione (neppure per soli scopi fiscali). In tale circostanza, la perdita, rilevata contabilmente per intero nell'esercizio di sostenimento, costituisce, per il suo ammontare complessivo, un componente negativo dell'imponibile fiscale; 2. la perdita per inesigibilità, parziale o tale, colpisce un credito di origine commerciale, per il quale è stato costituito un fondo svalutazione crediti. Se il fondo svalutazione crediti iscritto in bilancio è diverso da quello fiscale, si genererà una ripresa fiscale come segue: a. se il fondo svalutazione crediti contabile è maggiore del corrispondente fondo fiscale, si avrà una ripresa fiscale in diminuzione (infatti, la perdita fiscale è maggiore della perdita contabile); b. se il fondo svalutazione crediti contabile è minore del corrispondente fondo fiscale, si avrà una ripresa fiscale in aumento (infatti, la perdita fiscale è minore della perdita contabile). La ris. n. 127/E del 9 novembre 2006 fa osservare che l'art. 106 del TUIR, nello stabilire che le perdite su crediti " sono deducibili a norma dell'art. 101 del TUIR, limitatamente alla parte che eccede l'ammontare complessivo delle svalutazioni e degli accantonamenti dedotti nei precedenti esercizi ", individua espressamente un criterio di imputazione, riferendo l'utilizzo del fondo in via prioritaria alla parte dello stesso che ha già avuto rilevanza fiscale. Secondo la circ. 1 ° agosto 2013, n. 26/E, la disposizione in esame si rende applicabile solo in presenza di una perdita su crediti considerata "definitiva". La "definitività" di una perdita è rinvenibile allorché si possa escludere l'eventualità che in futuro il creditore riesca a realizzare, in tutto o in parte, la partita creditoria. Diversamente, nel caso in cui sia possibile ritenere che l'inesigibilità del credito rappresenti una condizione solo temporanea, non sussistono i requisiti di "definitività" della perdita e la stessa rientra nella categoria delle perdite "potenziali". Le condizioni di deducibilità della perdita invece costituiscono gli elementi, di fatto o di diritto, attestanti le ragioni e l'entità della perdita per definitiva inesigibilità del credito di cui si chiede il suo riconoscimento ex art. 101, comma 5, del TUIR. Il generico riferimento alla ricorrenza degli elementi certi e precisi implica la necessità di ricorrere a una valutazione caso per caso dell'idoneità di tali elementi a dimostrare la definitività della perdita, tenendo conto dello specifico contesto in cui la stessa è maturata. Criteri di rilevazione della fiscalità differita L'OIC 25, Il trattamento contabile delle imposte sul reddito, nella riscrittura operata nel 2013, prescrive quanto segue in merito alla rilevazione della fiscalità differita generata da poste quali la svalutazione dei crediti. Definizione Le attività per imposte anticipate rappresentano le porzioni delle imposte sul reddito recuperabili negli esercizi futuri riferibili alle differenze temporanee deducibili o al riporto a nuovo di perdite fiscali (OIC 25, par. 11). Condizioni di iscrivibilità Come nella versione 2005, anche in quella 2013 si fissano le condizioni di iscrivibilità delle imposte anticipate. Esse possono essere rilevate nel rispetto del principio della prudenza, solo quando vi è la ragionevole certezza del loro futuro ricupero. Tale condizione, a sua volta, può dirsi soddisfatta quando: - esiste una proiezione dei risultati fiscali della società (in conseguenza dei dati ipotizzati secondo un apposito schema di pianificazione fiscale) per un periodo di tempo ragionevole, da cui si evince la probabile disponibilità, negli esercizi in cui si annulleranno le differenze temporanee deducibili, di redditi imponibili non inferiori all'ammontare delle differenze che si annulleranno - e/o negli esercizi in cui si prevede l'annullamento della differenza temporanea deducibile si prospettano differenze temporanee imponibili di cui si prevede l'annullamento in misura sufficiente da assorbire le differenze deducibili. Si tratta quindi, in entrambi i casi, di un duplice criterio concorrente: - il criterio temporale (arco di tempo nel quale si dispiega il riversamento della differenza temporanea deducibile); - il criterio quantitativo (per ogni periodo d'imposta compreso in quell'arco di tempo si ha materia imponibile sufficiente a riassorbire le variazioni in diminuzione dalle quali dipende la differenza temporanea deducibile). Nel caso di differenze temporanee deducibili a ciclo pluriennale, in corrispondenza delle quali non fu rinviato, in uno o più esercizi amministrativi trascorsi, il costo per imposte anticipate, per mancanza delle condizioni di iscrivibilità suddette, e per le quali tali condizioni sopraggiungano nell'n -esimo esercizio in chiusura, le corrispondenti e residuali imposte anticipate sono rilevate in tale esercizio, con storno del costo nella voce 22) Imposte sul reddito, correnti, differite, anticipate del conto economico civilistico e rinvio mediante il capitale di funzionamento nella voce C.II.4- ter) Imposte anticipate (OIC 25, par. 47). Analogamente, potendosi dare una soddisfazione parziale e variabile del criterio quantitativo che integra le condizioni di iscrivibilità delle imposte anticipate, il valore contabile di ciascuna attività per imposte anticipate è rivisto a ciascuna data di riferimento del bilancio (OIC 25, par. 94) e se del caso: - ridotto, se non vi è più la ragionevole certezza del loro futuro ricupero; - ripristinato nella misura in cui diviene ragionevolmente certo il recupero dell'attività per imposte anticipate. Calcolo La determinazione delle imposte anticipate è articolata, nel par. 42 dell'OIC 25, nelle seguenti fasi: - individuazione delle differenze temporanee alla fine dell'esercizio; - analisi dei tempi di rientro (o annullamento) delle differenze temporanee da cui traggono origine le attività per imposte anticipate; - calcolo della fiscalità differita alla data del bilancio; - analisi e valutazione delle attività per imposte anticipate iscritte in bilancio. Le imposte anticipate sono calcolate sull'ammontare cumulato di tutte le differenze temporanee dell'esercizio, applicando le aliquote fiscali previste dalla normativa vigente alla data di riferimento del bilancio in vigore nell'esercizio nel quale quelle differenze si riverseranno. Qualora la normativa tributaria non stabilisca le aliquote d'imposta in vigore nell'esercizio nel quale le differenze temporanee si riverseranno, la società calcola le imposte anticipate sulla base di quelle in vigore alla data di riferimento del bilancio (OIC 25, par. 45). La valutazione delle attività per imposte anticipate (si intende, quelle di pregressa iscrizione e a durata pluriennale) è ripetuta, di esercizio in esercizio, a ogni data di riferimento del bilancio, applicando le aliquote d'imposta che si prevede saranno applicabili nell'esercizio di riversamento delle differenze temporanee. La società apporta adeguate rettifiche in caso di variazione dell'aliquota fiscale rispetto agli esercizi precedenti, soltanto se la norma di legge che la varia è già stata emanata alla data di riferimento del bilancio (OIC 25, par. 91). In tale caso, gli adeguamenti (variazioni in aumento o in diminuzione) delle attività per imposte anticipate sono riepilogati nella voce 22) Imposte correnti, differite e anticipate del conto economico (OIC 25, par. 46). Viene infine confermato il divieto di attualizzazione delle attività per imposte anticipate in conformità alla disciplina generale prevista nell'OIC 15 per i crediti (OIC 25, par. 93). Esposizione nel conto economico e nello stato patrimoniale Nello stato patrimoniale, le attività per imposte anticipate sono riepilogate nella voce C.II.4- ter) Imposte anticipate (OIC 25, par. 23), mentre la contropartita al conto economico dello storno è rappresentata dalla voce 22) Imposte sul reddito dell'esercizio correnti, differite e anticipate (OIC 25, par. 24). Nella nuova versione del principio contabile (OIC 25, par. 30), si precisa che la voce 22 del conto economico civilistico è suddivisa in due voci distinte: a. la sotto-voce imposte correnti, che accoglie le imposte sul reddito dovute sul reddito imponibile dell'esercizio. La voce comprende anche le eventuali sanzioni pecuniarie e gli interessi maturati se attinenti a eventi dell'esercizio; b. la sotto-voce imposte differite e anticipate, che accoglie con segno negativo lo storno delle imposte anticipate generate nell'esercizio, nonché i costi riprese per imposte anticipate provenienti da esercizi precedenti (cioè conseguenti a riversamenti di differenze temporanee deducibili). Applicazione alla svalutazione crediti Il redattore del bilancio, applicando la propria discrezionalità nella stima, mediante il procedimento analitico o sintetico, dell'accantonamento a fondo svalutazione crediti (appostato alla voce B.10.d) Svalutazioni dei crediti compresi nell'attivo circolante e delle disponibilità liquide del conto economico civilistico), può trovarsi in due situazioni: 1. l'accantonamento civilistico è maggiore della svalutazione fiscale massima deducibile; 2. l'accantonamento civilistico è pari o minore alla svalutazione fiscale massima deducibile. Se la politica contabile dell'azienda non è influenzata dalla variabile fiscale, orientandosi a valutare opportunamente i crediti secondo il grado stimato di esigibilità loro. Gli effetti di tale politica sono: - nell'esercizio di accantonamento si darà luogo a una ripresa fiscale in aumento per l'eccedenza dell'accantonamento civilistico sulla svalutazione massima fiscale. Si genera una differenza temporanea deducibile e si stornano, nella misura corrispondente, le imposte anticipate; - al momento dell'incasso (o dello stralcio) del credito si danno due casi: a. si manifesta una perdita su crediti maggiore del fondo svalutazione crediti accantonato; b. si manifesta una perdita su crediti inferiore al fondo svalutazione crediti accantonato o il credito viene incassato per intero. Caso a. Nell'esercizio di utilizzo a copertura della perdita su crediti, lo storno del fondo svalutazione crediti fiscale non sarà imponibile, in quanto già colpito al momento della sua formazione. La perdita su crediti sarà deducibile per la misura eccedente rispetto al fondo svalutazione crediti fiscale (e non rispetto al fondo svalutazione crediti civilistico - più alto - come emerge dalla scrittura contabile di copertura) e pertanto per l'eccedenza della perdita fiscalmente deducibile su quella contabile (riepilogata nella voce B.14) Oneri diversi di gestione del conto economico civilistico) si darà una ripresa fiscale in diminuzione. Si riversa la differenza temporanea deducibile e si imputa il costo, ripreso dal passato, per imposte anticipate. Caso b. Nell'esercizio di storno, parziale o totale, del fondo svalutazione crediti a un conto acceso alle sopravvenienze attive (riepilogato nella voce A.5) Altri ricavi e proventi del conto economico civilistico), tale componente di reddito sarà imponibile soltanto per la quota-parte corrispondente al fondo svalutazione crediti fiscale azzerato, mentre la parte eccedente (del fondo contabile su quello fiscale) non viene colpita da imposizione, in quanto ciò è avvenuto al momento della sua formazione, dando luogo a una ripresa in diminuzione per pari ammontare. Si riversa la differenza temporanea deducibile e si imputa il costo, ripreso dal passato, per imposte anticipate. Se la politica contabile dell'azienda è influenzata dalla variabile fiscale, orientandosi a valutare i crediti esattamente secondo il procedimento sintetico tributario. Gli effetti di tale politica sono i seguenti: - nell'esercizio di accantonamento non si darà luogo ad alcuna ripresa fiscale. Non si danno differenze temporanee, né si hanno imposte differite/anticipate; - nell'esercizio di utilizzo a copertura della perdita su crediti, lo storno del fondo svalutazione crediti fiscale non sarà imponibile, in quanto già colpito al momento della formazione. La perdita su crediti sarà deducibile per la misura eccedente rispetto al fondo svalutazione crediti fiscale (pari al fondo svalutazione crediti civilistico). In altri termini, la perdita su crediti rilevata contabilmente (e riepilogata nella voce B.14) Oneri diversi di gestione del conto economico civilistico) coincide con quella fiscalmente deducibile. Non si danno riprese fiscali; - nell'esercizio di storno, parziale o totale, del fondo svalutazione crediti a un conto acceso alle sopravvenienze attive (riepilogato nella voce A.5) Altri ricavi e proventi del conto economico civilistico), tale componente di reddito sarà interamente imponibile. Non si danno riprese fiscali. Fondo svalutazione fiscale = Fondo svalutazione contabile Fondo svalutazione fiscale < Fondo svalutazione contabile Fondo svalutazione crediti > Credito Sopravvenienza contabile attiva = Sopravvenienza attiva fiscale
Ripresa fiscale = 0
Sopravvenienza contabile > Sopravvenienza fiscale
Ripresa in diminuzione

Fondo svalutazione crediti = Credito
Ripresa fiscale = 0
Perdita fiscale
Ripresa in diminuzione

Fondo svalutazione crediti < Credito Perdita contabile = Perdita fiscale = (Credito - Fondo) Ripresa fiscale = 0 Perdita contabile < Perdita fiscale Ripresa in diminuzione Fondo svalutazione crediti = 0 Perdita contabile = Perdita fiscale = Credito Ripresa fiscale = 0 - - Caso 1 - Svalutazione crediti e perdita su crediti La A&D S.p.A. ha accantonato, al 31.12.2014, un fondo svalutazione crediti per euro 20.000,00, mentre il fondo fiscale è pari a euro 12.000,00. Subisce, nel corso dell'anno 2015, perdite su crediti commerciali, fiscalmente deducibili ex art. 101 del TUIR, per euro 3 0.000,00. Esercizio 2014 Si rileva l'accantonamento a fondo svalutazione crediti: Svalutazione crediti 20.000,00 Fondo svalutazione crediti 20.000,00 Si rileva poi la fiscalità differita: Attività per IRES anticipate 2.200,00 IRES anticipate 2.200,00 Il bilancio al 31.12.2014 presenta tra l'altro quanto segue: Stato patrimoniale al 31.12.2014 C.II) Crediti 1) Clienti 4. ter) Imposte anticipate 220.000 2.200 Conto economico dell'esercizio 2014 B) Costi della produzione 10.d) Svalutazione dei crediti compresi nell'attivo circolante 22) Imposte sul reddito, correnti, differite, anticipate Imposte anticipate 20.000 (2.200) Esercizio 2015 Si ha: - un fondo svalutazione crediti civilistico per euro 20.000,00 e una perdita contabile su crediti per euro 10.000,00; - un fondo svalutazione crediti fiscale per euro 12.000,00 e una perdita fiscale su crediti per euro 18.000,00; - una ripresa fiscale in diminuzione per euro 800,00; - il riversamento della differenza temporanea deducibile per 8.000,00 formato in occasione della svalutazione annuale dei crediti; - la ripresa delle imposte anticipate stornate. La scrittura dei crediti è la seguente: Fondo svalutazione crediti 20.000,00 Perdita su crediti 10.000,00 Banca c/c 210.000,00 Clienti 240.000,00 La scrittura di assestamento fiscale al 31.12.2015 è la seguente: IRES anticipate 2.200,00 Attività per IRES anticipate 2.200,00 Il bilancio al 31.12.2015 presenta, tra l'altro, quanto segue: Stato patrimoniale al 31.12.2015 Conto economico dell'esercizio 2015 B) Costi della produzione 14) Oneri diversi di gestione 22) Imposte sul reddito, correnti, differite, anticipate Imposte anticipate 10.000 2.200 Caso 2 - S valutazione crediti e sopravvenienza attiva su crediti La A&D S.p.A. dispone, al 31.12.2014, di una massa creditizia commerciale per euro 250.000. Procede all'accantonamento contabile a fondo svalutazione crediti per euro 3.000. Si considerino i periodi 2014 e 2015, nei casi in cui, in quest'ultimo anno: a. si abbia una perdita su crediti per euro 4.000; b. si incassi tutti i crediti e si storni il fondo svalutazione crediti a sopravvenienza, come previsto dall'OIC, Interpretativo n. 1. Esercizio 2014 Si rileva l'accantonamento a fondo svalutazione crediti Svalutazione crediti 3.000,00 Fondo svalutazione crediti 3.000,00 Fiscalmente si ha: - un accantonamento deducibile ex art. 106, comma 1, del TUIR, pari a euro 1.250,00; - una ripresa fiscale in aumento per euro 1.750,00; - una differenza temporanea deducibile per euro 1.750,00 con conseguenti imposte anticipate. Attività per IRES anticipate 481,25 IRES anticipate 481,25 Il bilancio al 31.12.2014 presenta, tra l'altro, quanto segue: Stato patrimoniale al 31.12.2014 C.II) Crediti 1) Clienti 4. ter) Imposte anticipate 247.000 481 Conto economico dell'esercizio 2014 B) Costi della produzione 10.d) Svalutazione dei crediti compresi nell'attivo circolante 22) Imposte sul reddito, correnti, differite, anticipate Imposte anticipate 3.000 (481) Esercizio 2015 Caso a. - Si rileva la perdita su crediti Fondo svalutazione crediti 3.000,00 Perdita su crediti 1.000,00 Banca c/c 246.000,00 Clienti 250.000,00 Fiscalmente si ha: - un fondo svalutazione crediti di natura fiscale pari a euro 1.250,00; - una perdita fiscalmente deducibile per euro 2.750,00; - una ripresa fiscale in diminuzione per euro 1.750,00 (= 2.750,00 - 1.000,00); - il riversamento della differenza temporanea per euro 1.750,00; - la ripresa delle imposte anticipate. IRES anticipate 481,25 Attività per IRES anticipate 481,25 Il bilancio al 31.12.2015 presenta fra l'altro quanto segue: Stato patrimoniale al 31.12.2015 Conto economico dell'esercizio 2015 B) Costi della produzione 14) Oneri diversi di gestione 22) Imposte sul reddito, correnti, differite, anticipate Imposte anticipate 1.000 481 Caso b. - Si rileva la sopravvenienza Fondo svalutazione crediti 3.000,00 Sopravvenienza attiva 3.000,00 Banca c/c 250.000,00 Clienti 250.000,00 Fiscalmente si ha: - un ricavo imponibile per euro 1.250,00; - una ripresa fiscale in diminuzione per euro 1.75 0,00 (= 3.000,00 - 1.250,00); - il riversamento della differenza temporanea per euro 1.750,00; - la ripresa delle imposte anticipate. IRES anticipate 481,25 Attività per IRES anticipate 481,25 Il bilancio al 31.12.2015 presenta, tra l'altro, quanto segue: Stato patrimoniale al 31.12.2015 Conto economico dell'esercizio 2015 A) Valore della produzione 5) Altri ricavi e proventi 22) Imposte sul reddito, correnti, differite, anticipate Imposte anticipate 3.000 481 Caso 3 - Perdita su crediti La A&D S.p.A. dispone, al 31.12.2014, di una massa creditizia commerciale per euro 250.000,00. Procede all'accantonamento contabile a fondo svalutazione crediti per euro 800,00. Si considerino i periodi 2014 e 2015, nei casi in cui, in quest'ultimo anno: a.si abbia una perdita su crediti per euro 4.000,00; b. si incassino tutti i crediti e si storni il fondo svalutazione crediti a sopravvenienza come previsto dall'OIC 12. Esercizio 2014 Si rileva l'accantonamento a fondo svalutazione crediti: Svalutazione crediti 800,00 Fondo svalutazione crediti 800,00 Fiscalmente si ha: - un accantonamento deducibile massimo ex art. 106, comma 1, del TUIR pari a 1.250,00; - un accantonamento civilistico inferiore interamente deducibile per euro 800,00; - nessuna ripresa fiscale. Esercizio 2015 Caso a. - Si rileva la perdita su crediti Fondo svalutazione crediti 800,00 Perdita su crediti 3.200,00 Banca c/c 246.000,00 Clienti 250.000,00 Fiscalmente si ha: - un fondo svalutazione crediti di natura fiscale pari a euro 800,00; - una perdita contabile e fiscalmente deducibile per euro 3.200,00; - nessuna ripresa fiscale. Il bilancio al 31.12.2015 presenta, tra l'altro, quanto segue: Stato patrimoniale al 31.12.2015 Conto economico dell'esercizio 2015 B) Costi della produzione 14) Oneri diversi di gestione 3.200 Caso b. - Si rileva la sopravvenienza Fondo svalutazione crediti 800,00 Sopravvenienza attiva 800,00 Banca c/c 250.000,00 Clienti 250.000,00 Fiscalmente si ha: - un ricavo imponibile per euro 800,00; - nessuna ripresa fiscale. Il bilancio al 31.12.2016 presenta, tra l'altro, quanto segue: Stato patrimoniale al 31.12.2016 Conto economico dell'esercizio 2016 A) Valore della produzione 5) Altri ricavi e proventi 800 _____ 1 U. De Dominicis, Lezioni di ragioneria. Volume quarto. Capitale, costi, ricavi e reddito. Parte seconda, CLUE, Bologna, 1966, pagg. 18-22. 2 A. Ceccherelli, Il linguaggio dei bilanci. Formazione e interpretazione dei bilanci commerciali, Le Monnier, Firenze, 1956, pag. 207. 3 Si vedano: S. Coronella, Il credito commerciale nell'economia dell'azienda. Profili gestionali e di bilancio, Giuffrè, Milano, 2003; M. Venuti, I crediti e l'informativa di bilancio, RIREA, Roma, 2011. 4 A. Fantozzi (a cura di), Commentario breve alle leggi tributarie. Tomo III. TUIR e leggi complementari, CEDAM, Padova, 2010, pagg. 560-564; M. Leo, Le imposte sui redditi nel testo unico. Tomo II, Giuffrè, Milano, 2007, pagg. 1889-1897; D. Liburdi, Valcarenghi, Il manuale delle imposte sui redditi . Tomo II, Euroconference, Verona, 2008, pagg. 474-480; G. Tinelli, Commentario al testo unico delle imposte sui redditi, CEDAM, Padova, 2007, pagg. 931-845; G. Vasapolli-A. Vasapolli, Dal bilancio d'esercizio al reddito d'impresa, IPSOA, Milano, 2008, pagg. 1153-1171. 5 Contro: D. Liburdi-G. Valcarenghi, Il manuale delle imposte sui redditi, cit., pag. 479; M. Leo, Le imposte sui redditi nel testo unico, cit., pag. 1901; G. Vasapolli-A. Vasapolli, Dal bilancio d'esercizio al reddito d'impresa, XV ediz., IPSOA, Milano, 2008, pag. 1162; i quali invece propendono per un'inclusione nel plafond dei ratei attivi e dunque un'estensione del valore del credito non solo al corrispettivo di cessione, ma anche agli interessi, facendo riferimento alle istruzioni del mod. 760/1994. Le istruzioni al mod. UNICO riferiscono l'inclus ione dei ratei attivi ai crediti, ma solo a quelli vantati dagli istituti bancari, finanziari e assicurativi.

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